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Amore, relazioni e gelosia ai tempi di Whatsapp

 

Tutti conosciamo gli enormi progressi fatti dalle nuove tecnologie; sono davvero poche le persone che ancora le evitano, mentre la maggior parte amano farne largo uso e consumo. La tecnologia sta cambiando radicalmente le nostre vite, modificando non solo il modo in cui lavoriamo e ci divertiamo, ma anche i meccanismo relazionali.

WhatsApp è la chat più famosa di sempre, capace di connetterci con tutti in qualunque momento facendoci risparmiare tempo ed energie. Inutile che stia qui a spiegare il funzionamento dell’app, sono sicuro che la conosciamo davvero tutti.
Secondo indagini e ricerche, gli italiani trascorrerebbero in media su WhatsApp più di 11 ore al mese: in pratica l’equivalente di un’intera giornata. Il dato poi salirebbe ancora di più se si considera esclusivamente la fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni.

WhatsApp ha velocemente soppiantato i tradizionali SMS per la gratuità del servizio e per le funzioni ben più evolute che consentono con facilità di inviare emoticons, immagini, foto e allegati di ogni tipo.

Ma Whatsapp – insieme ad altre piattaforme social – sta pure riconfigurando il nostro modo di amare, di stabilire e mantenere relazioni.

Già nel 2012, a pochi anni dal rilascio dell’applicazione, gli psicologi avvertivano su come Whatsapp avrebbe potuto minare i rapporti di coppia.

Oggi in merito a questo, possiamo ragionevolmente asserire che un uso irrazionale dell’applicazione, come mezzo di controllo sugli altri ha causato diversi problemi a livello personale, nella coppia e nei rapporti sociali.

Rapporto di coppia e tecnologia

Durante le sedute di terapia che svolgo, l’argomento ‘Whatsapp e gelosia’ emerge spesso.

Sono tanti gli individui e le coppie che cercano aiuto per imparare a gestire il proprio rapporto e la tecnologia, senza rischiare di mandare all’aria una relazione amorosa.

L’eccessiva rete di rapporti che i social oggi permettono, anche se certamente virtuali, in molti casi può dare fastidio al partner, soprattutto se si tratta di ex fidanzati o di persone con le quali c’è stata una forte simpatia.

Nei casi di rapporti fragili e di poca fiducia reciproca la tecnologia ha aperto le porte a maggiori fraintendimenti e minor percezione di sicurezza.

Il bisogno di controllare l’altro

La tecnologia nel tentativo di semplificarci la vita introducendo strumenti sempre più innovativi per comunicare, ha colluso pure con il nostro bisogno di utilizzarla anche per controllarci reciprocamente.

Il controllo esisteva ben prima dell’era digitale, il problema tuttavia si pone quando il controllo ci sfugge di mano e si trasforma in strumento di proibizione e sorveglianza.

Un esempio recente di questo lo offre proprio Whatsapp con l’introduzione della doppia spunta blu, con la quale adesso è possibile sapere non solo se il destinatario ha ricevuto il messaggio, ma anche se l’ha letto ed esattamente a che ora.

Quante amicizie e relazioni si stanno interrompendo per colpa di questo nuovo strumento?
“Ti ho inviato un messaggio. Mi appare subito la doppia spunta blu: hai letto però non rispondi. Passano alcuni minuti, non hai niente da dire, penso, forse ho sbagliato ad espormi.”

“Questo tempo vuoto mi agita non poco, non so cosa ci sta in mezzo, quali sono i tuoi pensieri in questo momento.”

Gli smartphone ancora non riescono a leggere la mente dell’altro, possiamo solo immaginarlo, ma ciò spesso porta all’affiorare eccessivo d’ipotesi, fantasie, paure, rimaniamo appesi, sospesi nel vuoto che straborda di incertezza. Si cerca così di interpretare i silenzi dell’altro, finendo per farci raccontare una storia dai nostri stessi dubbi e angosce.

“Se gli/le scrivo “ti amo” perché non mi risponde?”

“Se mi compare la doppia spunta blu e non mi dà risposta cosa vuol dire?Che allora non mi considera?

Magari abbiamo ragione, ma altre volte potrebbero esserci decine di spiegazioni circa la mancata risposta ad un nostro messaggio. Non siamo indovini, anche se possiamo supporlo. Non siamo nella mente dell’altro e non conosciamo i motivi per cui non ha risposto, forse in quel momento semplicemente non poteva farlo.

Noi stessi rispondiamo ai messaggi quando lo riteniamo “opportuno”, ma ricordiamoci che “opportuno” non ha lo stesso significato per tutti.

Possiamo imparare ad avere pazienza, a capire che non tutti sono uguali e che non sempre le cose vanno come ci aspettiamo, altrimenti basta poco ed emerge un vissuto di sospetto e di aspettativa pretenziosa: dalla risposta dell’altro finisce per dipendere il nostro umore, il nostro equilibrio emotivo.

La società ci sta mal educando abituandoci a ricevere risposte quasi immediate, a non tollerare più i tempi di latenza.

Coltivare tale cultura della diffidenza e del dubbio, ci porta ad ogni istante ad avere bisogno di conferme, che non faranno altro che alimentare altri sospetti e quindi altre richieste di conferma.

Vedere continuamente se l’altro/a è on-line, se ha letto il messaggio, quando si è collegato/a l’ultima volta, sono tutte cose che generano solo desiderio di controllo, insicurezza, malessere ed ansia.

Ma che cos’è il “controllo” dal punto di vista psicologico?
Perché controlliamo l’altro? Perché subentra forte in noi questo bisogno, che poi rischia di diventare un’esigenza irrinunciabile?

Dal punto di vista psicologico il “controllo” è un tentativo di prevenire la variabilità del comportamento proprio e dell’altro, la sua imprevedibilità”. La difficoltà soggettiva è quella di accettare l’altro con le sue caratteristiche proprie, con le sue peculiarità, diverse da quelle che noi ci attendiamo.

Whatsapp induce ad un iper-connessione; ci aspettiamo una risposta immediata ai messaggi. Non importa se l’altro è al lavoro, a fare sport o ad un funerale, la risposta deve essere immediata. Se entriamo in questo vortice la polemica diventa inevitabile ed il malessere garantito.

Come gestire whatsapp nella coppia

Whatsapp, così come altre applicazioni, ha un potenziale positivo, se usato adeguatamente si rivela un efficace e potente strumento da cui si può trarre beneficio tanto economico, che comunicativo.

Il problema non è Whatsapp o la tecnologia in sé; il problema è sempre come noi approcciamo al tutto.

Possiamo approfittare delle nuove tecnologie, ma non dobbiamo dimenticarci delle persone che ci sono dietro e di vivere la presenza fisica dell’altro. I rapporti tra gli individui, e ancor di più i rapporti di coppia vanno gestiti dalle persone con le persone.

Costruire un rapporto sano con le stesse tecnologie ci eviterà gran parte di questo tipo di problemi.

Per concludere cito una famosa frase dedicata ai social network per stimolare la riflessione sull’argomento di quest’articolo:

“Le nuove tecnologie ci avvicinano a chi è lontano, ma possono allontanarci da chi ci sta accanto”.

 

http://psicologosanbenedettodeltronto.it/…/10/amore-relazio……empi-di-whatsapp/ ‎

Dott. Marco Forti
Psicologo – Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale – Esperto in EMDR
Sessuologo Clinico

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