La lacrima più triste è quella che non ha mai trovato un volto da solcare. Se c’è una cosa che ho imparato, in tanti anni di impegno nelle relazioni di aiuto, è proprio questa. Ogni persona è una storia, scritta sulla carta avrebbe le sembianze di un romanzo, ma non c’è carta a sufficienza per contenere un’esistenza. Niente della vita potrebbe essere scritto a priori, tutto è mutabile in ogni momento, per scelta o per caso. Ogni individuo porta con sé un suo dolore, più questo è stato grande, più ha dovuto essere in grado di farvi fronte per non soccombere. Non è un caso che l’arte più sublime talvolta possa nascere dai malesseri più profondi.Non è il dolore a generare disagio, ma il dolore inespresso o il dolore negato a farlo, al contrario il dolore da sé può dare vita alle forme più sublimi di comunicazione umana. Soffrire implica opporsi alla sofferenza, generare capacità che altrimenti sarebbero rimaste sopite. Certo soffrire fa male, ma sviluppa il proprio essere in direzioni non convenzionali, la mente deve ingegnarsi, trovare forme in cui ingabbiare il dolore, se non si soccombe, intelligenza e sensibilità possono varcare i limiti.

Per ogni lacrima pianta ce ne può essere almeno un’altra che aspetta il suo momento. Amo le lacrime, mi ricordano la pioggia della quale amo lo stato di sospensione emotiva che porta con sé, quella malinconia che sembra mettere l’animo in posizione di ascolto, quel profumo che si genera dal terreno quando l’acqua tocca il suolo, è nutriente. Credo che, se la solitudine avesse un odore, sarebbe proprio quello delle gocce di pioggia a contatto con il terreno.

Colleziono lacrime, ne cerco di tutti i tipi, le più antiche sono le mie preferite, ma non disdegno neanche le più recenti, copiose a volte fanno un po’ paura, ma so anche che sono le più salutari, credo di avere un affetto sincero per quelle che rimangono sui solchi degli occhi, comprendo la loro indecisione e rendono allo sguardo quel che la vita talvolta può togliere.

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