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Quell’ansia di finire le cose: effetto Zeigarnik

L’effetto Zeigarnik prende il nome dalla psicologa Lituana Bluma Zeigarnik, che seduta in un ristorante di Vienna all’inizio del secolo scorso, notò uno strano comportamento da parte dei camerieri: ogni singolo cameriere sembrava ricordare perfettamente gli ordini ancora da servire, dimenticandosene immediatamente dopo che erano stati serviti.

Come mai?

Da brava curiosa, la dott.ssa Zeigarnik tornò nei suoi laboratori per testare, su un gruppo di partecipanti, una teoria che aveva in mente per spiegare la peculiarità di tale caratteristica nei camerieri. La psicologa chiese ai suoi partecipanti di svolgere una ventina di semplici compiti: risolvere dei puzzles, giochi di enigmistica ecc.

La dott.ssa interrompeva ogni tanto i suoi partecipanti, scrivendo sul taccuino i compiti che stavano svolgendo quando erano stati interrotti.

A conclusione dell’esperimento chiese ai suoi partecipanti quali, dei circa venti compiti svolti, ricordassero meglio: la stragrande maggioranza dei partecipanti dimostrarono di ricordare molto meglio i compiti nei quali erano stati interrotti, rispetto ai compiti che avevano portato a termine; esattamente come i camerieri osservati nel ristorante.

Questo perché quando un compito non viene portato a termine, si crea uno stato mentale di tensione che focalizza l’attenzione.

Tale effetto è ampiamente utilizzato in televisione, soprattutto nelle soap opera e nelle serie tv: l’ interruzione sul più bello dell’ultima puntata, non ci fa vedere l’ora che passi una settimana per guardare quella successiva.

Cos’è che ti tiene incollato allo schermo?!

Il motivo risiede nella naturale tendenza umana a completare un’azione già cominciata.

L’interruzione di quello che stiamo facendo produce sensazioni di frustrazione ed insoddisfazione di tale innata motivazione.

La tensione psichica conseguente provoca un rimanere più a lungo del compito nella memoria correlato, quindi all’ansia di terminare.

Dunque, quando lasciamo in sospeso un’azione, la ricordiamo di più, perchè siamo motivati dall’ansia di finirla.

Per il solo fatto di aver pianificato un’attività, la mente trasmette messaggi ansiogeni che invitano a portarla a termine, impedendo di concentrarsi su altri processi mentali. Ne consegue che, per dimenticare e non pensare più a qualcosa, qualunque essa sia, è indispensabile “concludere” l’azione mentale iniziata in precedenza. Per farlo, spesso risulta necessario dare ascolto a quei richiami di completamento.

Tutti noi nella vita, di fronte ad un progetto complesso o di fronte ad un piccolo compito che non ci andava di fare, abbiamo accampato ogni sorta di scusa, con il solo risultato di rimandare.
Rimanda e sei destinato a vivere in tensione psichica perché il cervello tende a ricordare maggiormente tutte le attività iniziate e non concluse o da iniziare.

Concludendo: visto che il nostro cervello tende a tornare sulle cose incompiute e che queste sono veramente in grado di non lasciarci in pace fino alla fine, evitiamo di procrastinare e differire nel tempo quel che dobbiamo e vogliamo fare.

 

 

Dott. Marco Forti.

Psicologo, Psicoterapeuta & Sessuologo Clinico

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