L’attenzione sotto attacco: il social media disorder
Il 68% dei giovani dichiara che i social media danneggiano la propria capacità di concentrazione.
Uno studio internazionale condotto dalla Nanyang Technological University di Singapore ha rivelato che l’uso dei social media sta contribuendo a un “declino della capacità attentiva”, a “volatilità emotiva” e “comportamenti compulsivi” tra i giovani. Il 68% dei giovani intervistati ha dichiarato che i social media danneggiano la loro capacità di concentrazione, con molti che faticano a portare a termine i compiti scolastici o a impegnarsi con contenuti più lunghi di qualche minuto.
La ricerca neuroscientifica ha identificato tre meccanismi principali attraverso cui i social media alterano il cervello in via di sviluppo:
1. Sottrazione di tempo rispetto attività cognitive benefiche come la lettura, la riflessione profonda e la comunicazione faccia a faccia;
2. Frammentazione attentiva causata da feed in scorrimento rapido e notifiche continue;
3. Maggiore vulnerabilità del cervello in fase di sviluppo, con l’ippocampo e la corteccia prefrontale — aree cruciali per la memoria e il controllo degli impulsi — particolarmente sensibili ad ambienti ad alto stimolo e ad alta interferenza.
Il “Social Media Use Disorder”
Alcuni ricercatori hanno recentemente proposto l’inquadramento di una nuova patologia: il “disturbo da uso dei social media”, modellato sulle diagnosi esistenti per la dipendenza da videogiochi o da gioco d’azzardo.
I sintomi proposti includono:
– Incapacità di controllare l’impulso ad aprire l’app;
– Attenzione persistente legata all’utilizzo;
– Trascuratezza funzioni essenziali come sonno, cura della persona e rapporti sociali;
– Abbandono degli impegni scolastici e relazionali.
Sebbene il disturbo non sia ancora ufficialmente riconosciuto nel DSM-5 o nell’ICD-11, la comunità scientifica sta lavorando per definire criteri diagnostici condivisi, riconoscendo che l’uso problematico dei social media condivide gli stessi meccanismi di alterazione del sistema di ricompensa e del controllo inibitorio tipici delle dipendenze comportamentali.
Di fronte all’evidenza dei danni, i governi di tutto il mondo stanno intervenendo con misure legislative senza precedenti.
Nel dicembre 2025, l’Australia ha introdotto un divieto per i minori di 16 annidi aprire account social, una delle regolamentazioni più severe al mondo. Le piattaforme che non rispettano la norma rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 25 milioni di sterline).
La Camera dei Lord del Regno Unito e l’Assemblea Nazionale francese hanno votato a favore di restrizioni simili nel gennaio 2026.
Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia e Norvegia si stanno muovendo nella stessa direzione.
La Cina ha già implementato regole tra le più rigide al mondo. Ha sviluppato una “Modalità Minori” integrata nei sistemi operativi, che prevede:
– Limiti di tempo differenziati per età: 40 minuti al giorno per gli under 14, 1-2 ore per i minori di 16 anni;
– Divieto di accesso dalle 22:00 alle 6:00 per i minori di 18 anni;
– Filtraggio dei contenuti in base all’età;
– Sanzioni severe per le piattaforme che non rispettano le norme.
Negli USA sono in corso udienze su due cause di potenziale importanza storica: una contro Meta e YouTube, accusate di creare dipendenza, e un’altra solo contro Meta per la mancata protezione dei minori da predatori online.
Oltre il divieto: l’importanza dell’educazione digitale
Alcuni esperti sostengono che, invece di escludere i minori, le aziende tecnologiche dovrebbero essere obbligate a rendere le piattaforme più sicure. Instagram e YouTube hanno già introdotto “account per adolescenti” con misure di sicurezza come contenuti filtrati e avvisi sull’uso eccessivo.
Tuttavia, la ricerca suggerisce che non è solo il tempo trascorso a fare la differenza, ma il tipo di utilizzo. L’uso problematico e lo scrolling passivo sono più fortemente associati ad ansia e depressione rispetto al tempo totale trascorso online.
Uno studio condotto su giovani tra i 17 e i 25 anni con problemi di salute mentale ha rilevato che allontanarsi dai social per tre settimane produceva un significativo miglioramento del benessere.
Cosa possono fare genitori e clinici?

In assenza di una regolamentazione perfetta e in attesa che le misure legislative producano effetti concreti, ci sono alcune strategie che genitori possono adottare:
Per i genitori:
1. “Stabilire limiti di tempo”chiari e condivisi, preferibilmente con il supporto di strumenti di controllo parentale integrati nei dispositivi.
2. “Favorire attività alternative” che promuovano concentrazione profonda (lettura, giochi da tavolo, sport, attività creative).
3. “Modellare un uso sano della tecnologia” come genitori: i bambini imparano per imitazione.
4. “Monitorare non solo il tempo, ma il tipo di contenuti”consumati, privilegiando piattaforme con modalità protette.
5. “Insegnare il “digital detox” come pratica regolare, non come punizione.
Conclusione
I social media non sono intrinsecamente “cattivi”, ma il loro design — basato su cicli di ricompensa variabile, notifiche push e algoritmi di massimizzazione del coinvolgimento — li rende particolarmente pericolosi per i cervelli in via di sviluppo. L’adolescenza è una finestra critica per la maturazione della corteccia prefrontale, la regione deputata al controllo degli impulsi e alla pianificazione a lungo termine. Sottoporla a un bombardamento costante di stimoli rapidi e gratificazioni immediate significa alterarne lo sviluppo in modo potenzialmente permanente.
La mobilitazione globale testimonia che il problema è ormai sotto gli occhi di tutti. Ma le leggi da sole non bastano. Servono “consapevolezza, educazione e un impegno collettivo** di genitori, educatori, clinici e, non ultime, delle stesse piattaforme tecnologiche, affinché il benessere degli utenti più giovani diventi una priorità, non un costo da esternalizzare.
Riferimenti scientifici
– Burgess, K. (2025). The Decline in Adolescents’ Mental Health with the Rise of Social Media: A Narrative Review. *Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing*, 31(2), 119-126.
– Moretta, T., et al. (2025). Toward the classification of social media use disorder: Clinical characterization and proposed diagnostic criteria. *Addictive Behaviors Reports*, 21, 100603.
– Effects of Social Media Use on Youth and Adolescent Mental Health: A Scoping Review of Reviews. (2025). *Behavioral Sciences*, 15(5), 574.
– Ipsos Ed
ucation Monitor 2025. (2025). Global survey on banning social media for children under 14.
– NTU Singapore & Research Network. (2025). International study on impact of social media on young people.
Dott. Marco Forti.
Psicologo, Psicoterapeuta & Sessuologo Clinico
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