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Cyber pornografia: profili di utilizzo e riflessi sul benessere sessuale

Cyber pornografia: profili di utilizzo e riflessi sul benessere sessuale

 

Quando si parla di “cyber pornografia” si fa riferimento a tutto quel materiale sessualmente esplicito reperibile in rete, che siano immagini o video, creato con l’intenzione di eccitare chi lo guarda. L’utilizzo è sempre più diffuso e gli effetti che possono avere sulla sessualità sono  poco chiari: c’è chi sostiene possano avere un impatto negativo sulla coppia o di contro che possa essere una modalità moderna e funzionale per soddisfare i propri bisogni. Tuttavia le ricerche a riguardo non sono numerose e l’eterogeneità delle persone che utilizzano materiare pornografico online rendono necessari studi più approfonditi sul tema.

Da queste premesse si sono mossi Vaillancourt-Morel e collaboratori dell’Université Laval del Québec per la realizzazione dello studio pubblicato nel 2016 da The Journal of Sexual Medicine. La scelta del gruppo canadese è stata quella di dividere in tre gruppi i fruitori di pornografia online, seguendo  le ricerche di Cooper (1999):

1.         Utilizzatori ricreativi;

2.         Utilizzatori a rischio, (pornografia come strategia di coping);

3.         Utilizzatori compulsivi.

Il campione, di età compresa tra i 18 e i 78 anni, è composto da 830 persone reclutate online, di cui: oltre il 70% donne, l’82% circa si definisce eterosessuale e più della metà è in una relazione.

Sono stati utilizzati cinque questionari per valutare altrettante dimensioni:

1.         Utilizzo della cyber pornografia (Cyber Pornography Use Inventory), per valutare: la compulsività verso la pornografia, l’intensità con cui si ricerca materiale, la sofferenza emotiva associata all’uso;

2.         Soddisfazione sessuale (Global Measure of Sexuale Satisfaction);

3.         Compulsività sessuale (Sexuale Compulsivity Scale), che comprende la difficoltà a gestire pensieri riguardanti il sesso, le preoccupazioni intrusive e gli effetti negativi sul funzionamento;

4.         Evitamento sessuale (Sexual Avoidance Subscale), che indica la generale tendenza ad evitare interazioni sessuali;

5.         Disfunzioni sessuali (Arizona Sexual Experiences Scale), che misura la difficoltà nelle esperienze sessuali nell’ultima settimana.

I risultati permettono di confermare il modello a tre profili distinti, chiamati dai ricercatori ricreativi, con alto livello di stress ma non compulsivi e compulsivi.

 Appartenenti alla prima tipologia sono risultati essere maggiormente donne e coppie, con un moderato tempo di visione, con i minori livelli di compulsività, minore intensità nello sforzo di ricerca del materiale pornografico e di disagio durante la fruizione.

Nel profilo con alto livello di stress, si ha il minor tempo di visione, un livello medio tra i gruppi di compulsività, la minor intensità di ricerca, il maggior disagio e maggiori disfunzioni sessuali disconfermando  un’idea diffusa in passato che le disfunzioni sessuali, il livello di insoddisfazione e di disagio siano direttamente proporzionali al tempo speso a guardare materiale pornografico.

La maggior parte dei soggetti che rientrano nel profilo di utilizzatori compulsivi sono uomini e usano il materiale da soli, con il maggior tempo di visione. Si hanno i più alti livelli di compulsività, maggior intensità nello sforzo di ricerca e livello di disagio medio tra gli altri due gruppi; presentano inoltre il maggior livello di evitamento, ma minor disfunzione sessuale. Questi ultimi dati sono sicuramente i più coriosi; gli autori sostengono che questo punto dimostri come l’uso della pornografia non sia associata alla disfunzione erettile e che potrebbe persino migliorare i livello di desiderio ed eccitazione.

Infine, il gruppo di ricerca individua alcuni limiti nel campione che è prevalentemente femminile, molto giovane e poco eterogeneo per quanto riguarda il livello di istruzione.

COMMENTO:

Approfondire un tema come l’uso della pornografia è molto importante in quanto La possibilità di distinguere vari profili di utilizzatori permette, da una parte, di promuovere un uso più funzionale della pornografia  fino a migliorare il benessere sessuale; dall’altra permette di conoscere, e di conseguenza aiutare, coloro i quali la fruiscono con una grande sofferenza o una compromissione nel funzionamento sociale e/o lavorativo.

Questo studio getta le basi per ricerche future, dimostrando due punti fondamentali: l’esistenza di tre profili e la mancata correlazione tra tempo di visione e benessere sessuale.

Sono tuttavia presenti due punti critici che possono aprire a riflessioni future: come accennato dagli autori, sarebbe auspicabile inserire altre variabili: dati socio-anagrafici, religiosità ed educazione ricevuta, tratti di personalità, aspetti culturali, etc.  Se pensiamo al profilo ad alto livello di stress, ad esempio, non è difficile immaginare che il disagio e la vergogna relativi alla visone di materiale pornografico possa avere origini educative-culturali. Il secondo punto è il dato più controverso che emerge nello studio: i soggetti che rientrano nel profilo dei compulsivi presentano un minor livello di disfunzioni sessuali, più basso anche di chi fa un uso ricreativo della cyber pornografia. Gli autori sembrano quasi attribuire un merito all’uso massiccio di materiale pornografico ma ricordiamoci che L’ Arizona Sexual Experiences Scale non indaga la sessualità nella relazione di coppia. Può capitare che uomini giunti in consulenza per un calo del desiderio nei confronti della partner  scoprano che la disfunzione  è secondaria a una masturbazione compulsiva con l’uso di materiale pornografico reperito online. Si potrebbero quindi ipotizzare delle disfunzioni più di tipo situazionale, ovvero quando l’individuo ha interazioni sessuali con la partner? O che la mancanza di disfunzioni durante la masturbazione sia dovuta non ad un reale benessere sessuale (vengono infatti registrati bassi livelli di benessere in questo gruppo), ma perché il corpo è “spinto” dal comportamento compulsivo e quindi risulta funzionante da un punto di vista meramente fisiologico? Sicuramente indagare l’impatto di un utilizzo compulsivo della pornografia sulla coppia e la valutazione di tratti di personalità e strategie di coping può far luce su queste domande e fornire un quadro più completo.

fonte: https://www.aispa.it/cyber-pornografia-profili-di-utilizzo-e-riflessi-sul-benessere-sessuale

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